Intervista con Sabrina Landini: "Prima piacersi, poi mostrarsi".

Oggi vi presento Sabrina Landini:

 

Sabrina Landini frequenta la Vidal Sassoon a Londra e accede all'accademia annessa al college. Dopo l’apertura del primo salone e della scuola per parrucchieri in Italia (Hair School International), il passo successivo è la creazione di un marchio editoriale – MTD Methodo – collegato al taglio ed allo styling base; si arriva poi ad una longeva collaborazione con vari brand e concessionari. Si giunge quindi alla pubblicazione del manuale della Geometria Solida Applicata al Taglio dei Capelli, come evoluzione della geometria piana.

 

 

 

In belle al quadrato scrivi “prima bisogna piacersi poi mostrarsi”. Frase interessante per chi si occupa di moda. Spiegaci!

 

Nell’articolo di “Belle al Quadrato” mi riferivo al piacersi come conseguenza dell’accettarsi. In quel blog si ragiona molto di estetica con persone che possiamo definire “Curvy” e che magari, con l’ossessione odierna per la magrezza, non stanno bene con sé stesse. IL passaggio è proprio questo: piacersi è naturale, se si accettano le proprie forme in quanto parte integrante della nostra persona; ma è solo dopo aver fatto questo passaggio interiore che allora ci si può mostrare liberamente, perché saremo liberi da ogni paura del giudizio degli altri. 

 

 

Hai a che fare con tante donne: cosa della bellezza non passa mai di moda?

 

La femminilità. Intesa come peculiarità intrinseca, naturalmente; i mezzi per esprimerla cambiano in funzione del continuo mutare degli eventi socio-culturali. Partendo da questi bisogna sempre fare in modo che la femminilità emerga fortemente. Oggi ad esempio essa si legge e si mostra attraverso uno stile curato nei dettagli ma di forte impatto “naturalista”, rispecchiando così quello che la cultura di oggi, molto ecofriendly, ripete in continuazione: si deve tornare ai bisogni reali, realisti e realistici dell’essere umano, all'interno di un contesto delineato dal “pianeta verde”: il “Greenplanet” di cui tanto si parla negli ultimi anni. 

 

 Parlaci di “Geometria solida”. Dove parte l’ispirazione?

 

 

La tecnica della geometria solida fa riferimento ad un passaggio storico avvenuto molti

secoli fa, quando l’essere umano, nel disegnare, è passato dalla bidimensionalità (i disegni piatti degli antichi egizi) alla tridimensionalità (la prospettiva, l’aggiunta della profondità). Si tratta quindi di un’intuizione trasversale, passare dalla geometria piana di riferimento nei tagli a quella solida: da cerchio a sfera, per intenderci. Questa tecnica permette di costruire volumi e texture importanti, nello specifico per persone con capelli sottili o con poca densità. 

 

Insegnare è parte del tuo lavoro. Cosa serve per essere seguiti?

 

Ascoltare. Come in tutti i tipi di relazioni interpersonali l’ascolto è fondamentale, per essere seguiti. Ascoltare i bisogni delle persone monitorando, contemporaneamente, i mercati in continua evoluzione. L’importante è far capire subito che ciò che si sta imparando potrà essere utilizzato subito, diventando utile e proficuo già dal giorno dopo il corso; dal punto di vista umano, far capire che il vero protagonista è l’allievo o il cliente e non l’insegnante. 

 

Il tuo lavoro ti porta in giro per il mondo. Come cambia la bellezza fuori da “mamma Italia”?

 

Premettendo che già in Italia ci sono delle forti differenze di provincia in provincia (sic!) devo sottolineare che i canoni di bellezza dipendono, anche all’estero, dalle condizioni socioeconomiche del paese in questione. Io mi preparo osservando e studiando foto e video collegati, su Internet; da questi si possono dedurre molte cose, tra cui i modelli seguiti. Una volta sul posto, cerco di plasmare le mie tecniche sul loro modo di concepire l’estetica del capello, facendoli poi arrivare a punti di vista più nuovi od evoluti (se del caso), informandoli a mia volta su quello che succede all’estero e in Italia. Da qui la varietà e l’apertura mentale del singolo permettono uno scambio di diverse culture che agevolano le capacità espressive. 

 

 

Se avessi un super potere come lo useresti nel tuo lavoro?

 

Più che di un super potere parlerei di un potere al limite del divino, e cioè il dono dell’ubiquità: sarebbe bellissimo essere di fianco a tutte le donne del mondo quando si svegliano alla mattina e si guardano allo specchio, per aiutarle a sistemarsi i capelli in un paio di minuti…  

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