THE HATERS

 

 

 

Sembra verosimile poter affermare senza timore di smentita che internet sia una delle più grandi invenzioni della storia e forse la massima espressione della potenzialità umane.

 

In meno di 50 anni ha rivoluzionato completamente non solo la comunicazione, ma praticamente ogni aspetto della nostra vita dallo shopping al lavoro, fino all’accesso a musica e film (o al porno – i dati evidenziano che il solo Pornhub presenta un traffico di streaming giornaliero di oltre 5000 Terabyte, più o meno 100 volte quello di Facebook- giusto per dire)

 

Eppure il fenomeno del “World Wide Web” non va inteso solo come rivoluzione tecnologica, ma soprattutto sociale: nella rete infatti sembrano non esistere (o quasi) le disparità che da sempre hanno caratterizzato la diffusione delle opinioni tra esseri umani.

 

Chiunque, in qualsiasi parte del mondo, qualunque sia la sua estrazione socio-economica o il suo status o la sua credibilità pubblica è ora in grado di far sentire la sua voce e soprattutto di avere la possibilità di guadagnarsi la luce dei riflettori per merito delle sue idee.

 

La Rete rappresenta il coronamento di quello che un tempo era “il sogno americano”; tutti possono farcela se hanno i numeri e le qualità giuste, non esiste una soglia di sbarramento oltre al possedere un computer e una connessione telefonica.

 

Ma per quanti artisti, pensatori e grandi star ci abbia regalato, Internet ha anche moltissimo da farsi perdonare.

 

Già, perché se da una parte è stato in grado di far emergere l’eccellenza (anche se non sempre, ci sono centinaia di artisti-pensatori-grandi star di cui avremmo potuto benissimo fare a meno, grazie) dall’altra ci ha messo sotto gli occhi lo sconfinato potere della banale, orrenda, quotidiana mediocrità.

 

E non solo, ma anche i ben peggiori picchi di bassezza, abissi che ancora ci perseguitano nonostante la fatica spesa nel tentativo di dimenticarli e andare avanti col progresso umano di cui si parlava poco fa.

 

Come disse il saggio Umberto Eco “i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”, anche allo scemo del villaggio che prima parlava solo al bar e veniva subito messo a tacere e che ora ha lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel.

Argomentazione poco simpatica, ma incontrovertibile.

 

La scienza ci insegna che l’intelligenza ha una distribuzione Gaussiana: pochi eccellenti, pochi mentecatti totali e letteralmente una marea di mediocri (pari ad un abbondante 60% della popolazione).

 

La citazione di Eco può quindi essere presa alla lettera: parliamo di vere e proprie legioni, orde di inetti più o meno gravi spesso capeggiate dallo scemo del villaggio scambiato per “detentore della verità” .

 

“L’invasione degli imbecilli” (sempre citando Eco). Una dura verità, ma che a pensarci bene fa un po’ sorridere. Questo, in sintesi, è The Haters: un completo imbecille che dice la sua approfittando di Internet, cercando disperatamente di trovare il lato divertente delle sconfitte dell’umanità.

 

Le piccole meschinità di tutti i giorni, individuali e collettive, spiegate con un occhio alle Scienze Comportamentali e con l’odio che sgorga dal cuore. In pratica parleremo (più o meno seriamente) dei processi che stanno alla base dell’agire “social”, del come e del perché certi comportamenti esistono solo sulla Rete, mentre gli stessi individui si guarderebbero bene dal metterli in atto dal vivo.

 

P.S. Non è il caso di chi scrive, che è un borioso e insopportabile so-tutto-io anche di persona.

 

Alla prossima.

 

 

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