Tutti pazzi per il fashion risparmio: Kenzo per H&M, quando gli stilisti amano il lowcost

November 17, 2016

Tisci per Nike, Chiara Ferragni per Levi’s, Jean Paul Gaultier per OVS, gli importanti nomi della

moda associati a capsule per brand a basso prezzo sono ormai infiniti ma nessuno batte il vero

colosso del fast fashion, H&M, nonché il primo ad inaugurare la potente coesione tra stilisti e moda diplomatica.

 

 

Nel lontano 2004, la collaborazione tra il luminare Karl Lagerfeld e il marchio svedese  è stato una novità assoluta oltre ad un record di vendite. Lo hanno seguito a ruota Stella McCartney, Vicktor&Rolf, Cavalli, Comme De Garçonne,  Jimmy Choo,  Lanvin, Versace e ancora Anna Dello Russo, Margiela, Isabel Marant, Marni e tante altre stelle della moda.

 

Ultima della lista la collezione realizzata con il marchio francese in grande ascesa Kenzo: presentata a New York il 19 ottobre con tanto di sfilata, musica dal vivo e ballerini , esposta in punti vendita selezionati dal 3 novembre scorso è stata il successo che tutti avevano previsto: sparita in poche ore dai negozi e con una lunga lista d’attesa per acquistare online i pezzi esauriti.

 

 Un modo per i designers di avvicinarsi al pubblico di massa senza abbassare lo standard qualitativo delle loro linee più importanti e per farsi indirettamente una grande pubblicità tramite la comunicazione azzeccata del pacchetto che propongono: uno stile lussuoso e ad un prezzo accessibile, capi un po’ sopra le righe ma rappresentativi del marchio il tutto condito da una studiata attesa tra fashion show e uscita sul mercato, qualche spot preview grazie a blogger e inflencer che ricevono i capi in anticipo per promuoverli ed un nome importante che trascina facilmente i fans meno agiati negli OVS e Zara di tutto il mondo.

 

Triste che le motivazioni per cui queste capsule vengano proposte siano mettere in luce grandi brand già affermati, implementare le vendite ed ingolosire i compratori e non, come ho sempre romanticamente creduto, per una generosa concessione dello stilista che ha pensato a noi donne squattrinate che vorremmo tanto una gonna Lanvin ma non ce la possiamo permettere. Però, dopo più di dieci anni, dopo aver visto Milano impazzire per un orrendo bra elasticizzato di Wang a 15 euro, dopo aver lottato per un top finto Marni prodotto in Bangladesh (ma è firmato eh…), dopo gli appuntamenti con i compagni di corso all’Istituto Marangoni alle 6 del mattino in Piazza San Babila, dopo i fiumi di gente che già dalla sera prima, con tende e sacchi a pelo, aspetta l’apertura delle porte per accaparrarsi la fake Jimmy Choo perfetta per loro, posso dire ufficialmente che il fast fashion di lusso è

ormai parte integrante di questo circo, il vero specchio dei tempi che corrono che lo si voglia o no.  Se poi vogliamo parlare di qualità del prodotto beh....quella è un'altra storia.

 

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